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Violenza e disorganizzazione, rinviato il voto in Nigeria

Violenza e disorganizzazione, rinviato il voto in Nigeria

In Nigeria, il voto è stato rimandato. Le elezioni presidenziali e parlamentari si terranno il 23 febbraio, quelle per eleggere i governatori il 9 marzo. Lo ha annunciato la Commissione elettorale nazionale indipendente (Inec) ad Abuja solo cinque ore prima dell’apertura dei seggi (il voto si sarebbe dovuto tenere oggi).

«Procedere con le elezioni come programmato non è più fattibile», ha detto il presidente della commissione Mahmood Yakubu e ha aggiunto che la difficile decisione si èresa necessaria per garantire un voto libero ed equo.

I due principali partiti politici della Nigeria, il governo All Progressives Congress (Apc) e il Partito popolare democratico (Pdp) hanno condannato la decisone e si sono accusati a vicenda di voler manipolare il voto.

L’Inec ha comunicato che la decisione è stata presa in seguito ad un «attento esame» del «piano operativo» elettorale e che lo spostamento aiuterà la commissione ad affrontare le questioni vitali mantenendo intatta «la qualità delle elezioni». Oltre a queste dichiarazioni, in verità piuttosto generiche, i responsabili non hanno fornito ulteriori dettagli.

I motivi del rinvio possono essere diversi. Anzitutto organizzativi. Nelle scorse due settimane diversi uffici Inec sono stati incendiati e sono stati distrutti migliaia di lettori di smart card elettroniche e di schede. Inoltre in alcuni dei 36 Stati del Paese (la Nigeria è uno Stato federale) mancava il materiale elettorale.

L’annuncio del rinvio ha colto i nigeriani di sorpresa. Il Paese si era organizzato per questo evento. Molti esercizi commerciali e molte attività avevano deciso di chiudere. Molti elettori si erano spostati nei luoghi in cui avrebbero dovuto votare. Ora, in tanti si chiedono che cosa faranno questa settimana.

Il rinvio però è legato anche all’esplosione della violenza, in particolare nelle regioni settentrionali. Venerdì scorso, funzionari della Nigeria nord-occidentale hanno scoperto i corpi di 66 persone, 22 dei quali bambini e 12 donne, uccise da «elementi criminali». Probabilmente sono stati eliminati dai miliziani di Boko Haram. Il movimento jihadista, più volte dato per sconfitto, è infatti ancora attivo e tiene sotto scacco le truppe nigeriane.

La parita delle elezioni è molto complessa. È in gioco il futuro della nazione più popolosa dell’Africa. Chiunque vinca dovrà affrontare carenze di energia, corruzione, problemi di sicurezza e un’economia stagnante.

I candidati sono 73, ma la campagna elettorale è stata dominata dal presidente Muhammadu Buhari e dal suo principale sfidante, l’ex vicepresidente Atiku Abubakar. Buhari dice di aver costruito una solida base per la prosperità, ma il suo rivale sostiene che nulla in Nigeria funziona. Entrambi gli uomini provengono dal Nord musulmano. Mentre entrambi hanno 70 anni, oltre la metà degli 84 milioni di elettori registrati in Nigeria hanno meno di 35 anni.

articolo pubblicato su Africarivista.it

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