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USA, pacchi bomba ai Democratici: Obama e Clinton tra gli obiettivi

USA, pacchi bomba ai Democratici: Obama e Clinton tra gli obiettivi

A distanza di 12 giorni dal voto di midterm (clicca qui per un approfondimento sul tema) che per gli analisti è una sorta di referendum su Donald Trump, il mondo politico americano viene sconvolto dall’invio di una serie di pacchetti bomba a personalità gravitanti nell’orbita del Partito Democratico: come l’ex presidente Barack Obama, la ex segretario di Stato Hillary Clinton e il network CNN la cui sede è stata evacuata.

Nei giorni scorsi aveva già destato preoccupazione il ritrovamento di un ordigno esplosivo, ancorchè di modesta entità, al domicilio del noto finanziere George Soros, ma soltanto nella mattina di oggi quando si è venuti a conoscenza di altri invii, tutti a personaggi della medesima area politica come il governatore di New York Andrew Cuomo, il procuratore Eric Holder oltre ai già menzionati Obama e Clinton, si è compresa la portata e la coordinazione dell’attacco.

Il pensiero è andato immediatamente ad Unabomber, l’attentatore seriale che tra gli anni 80 e 90 terrorizzò gli Stati Uniti con piccoli ordigni esplosivi, rivendicando i suoi gesti finalizzati alla lotta neo-luddista, teorie che poi Theodore Kaczynski, PhD e vera identità di Unabomber, riporterà più organicamente nel volume “La società industriale e il suo futuro”.

In ogni caso gli artefatti esplosivi sono stati rinvenuti prima che potessero detonare e causare danni; il Secret Service, che si occupa tra le altre cose della protezione degli ex presidenti e di altre figure istituzionali, ha infatti intercettato in pacchetti destinati ad Obama ed a Hillary Clinton durante le normali le normali procedure di sicurezza di controllo della corrispondenza in entrata.

L’ex Segretario di Stato ha commentato dicendo che “si tratta di un episodio legato ai tempi preoccupanti che stiamo vivendo. L’America deve affrontare questo momento di profonde divisioni restando compatti e mantenendo il paese unito.”

Non ha tardato ad arrivare il commento di Donald Trump che non ha mancato di incendiare la tensione politica di un frangente così delicato e al momento tutto da decifrare parlando di responsabilità dei media che “alzano i toni dello scontro”.

Quello che si sa per certo è che per ora non sono giunte rivendicazioni credibili e dunque le indagini procedono in ogni direzione cercando una logica che unisca i destinatari e il loro operato istituzionale per dare un volto a chi li ha presi come bersaglio, dando per scontato che la regia e l’esecuzione del piano sia unica considerata l’omogeneità dei riceventi.

Un dettaglio che è immediatamente saltato agli occhi degli inquirenti è stato il fatto che il pacco esplosivo inviato negli studi della CNN fosse indirizzato specificatamente a John Brennan, ex capo della CIA e attualmente collaboratore dell’emittente.

Brennan è da sempre uno dei maggiori critici dell’operato dell’attuale presidente Trump, il quale per tutta risposta, con un atto contrario ad ogni prassi consolidata tolse le credenziali per l’accesso alle informazioni classificate. Di solito infatti, i vertici istituzionali americani conservano la possibilità di ottenere informazioni riservate anche per alcuni anni dopo il termine del rapporto con l’Amministrazione.

Si profilano dunque giorni di polemiche e di accuse, che infiammeranno gli ultimi giorni di campagna elettorale per un voto che avrà un significato decisivo per la seconda metà della metà della presidenza Trump.