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Terrorismo, si è conclusa in Spagna l’Operazione Escribano

Terrorismo, si è conclusa in Spagna l’Operazione Escribano

In Spagna nei primi giorni di ottobre in 17 carceri, ossia nel 55% delle prigioni che ospitano prigionieri legati al terrorismo jihadista nel Paese iberico, è scattata l’imponente operazione “Escribano”. Uomini dell’intelligence e decine di agenti dell’antiterrorismo spagnolo, si sono recati nelle carceri di: Las Palmas II, Teixeiro, Estremera, Villena, Algeciras, El Puerto de Santamaria III, Ocaña io, Zuera, Mansilla de las Mulas, Soto del Real, Huelva, Murcia II, Maiorca, Valencia, Albolote, Córdoba e Villabona.

Il blitz è avvenuto poco prima della liberazione di uno dei più pericolosi e irriducibili terroristi islamici detenuti in Spagna: Mohamed Achraf alias Abderramane Tahiri, che sarebbe dovuto uscire dal carcere lo scorso 14 ottobre 2018. Il 44enne marocchino in carcere dal 2008 perché coinvolto nella preparazione di diversi attentati, era riuscito negli anni a guadagnarsi la fiducia delle autorità spagnole riuscendo a farsi condonare quattro anni di detenzione. Errore gravissimo perché la sua era tutta una commedia. Il 44enne Mohamed Achraf , nonostante venisse continuamente spostato da un carcere all’altro e tenuto in isolamento per la sua pericolosità e la capacità di fare proselitismo convertendo detenuti, è riuscito a costruirsi una rete di fedelissimi. Il “frente de cárceles” (Fronte delle Prigioni) scoperto nelle carceri, era formato da 25 islamisti attivi nel reclutamento, nell’indottrinamento e nella radicalizzazione di altri detenuti, questo oltre alla progettazione di attacchi jihadisti in Spagna. Nella sua cella sono state trovate diverse lettere, ma una di queste ha colpito gli inquirenti per i suoi contenuti: “Vogliamo prepararci per la jihad di Allah. Ho buone notizie: ho creato un nuovo gruppo, siamo disposti a morire per Allah in qualsiasi momento, aspettiamo di essere rilasciati dalla prigione per poter iniziare a lavorare. Abbiamo uomini, abbiamo armi e abbiamo obiettivi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è fare pratica”.

Pericolo scampato? Certamente no. Il “frente de cárceles” può contare su molti dei 150 detenuti che stanno scontando la detenzione in 28 diverse carceri spagnole dove si trova davvero di tutto: dai sostenitori di Al Qaeda, all’Isis, Jabbath al Nusra e una delle frange più estreme e violente del salafismo ovvero “Takfir Wa L-Hijra” (anatema ed esilio”) .Lo stesso vale per la provenienza geografica, si contano infatti 72 cittadini marocchini, 57 spagnoli molti dei quali convertiti ma la lista delle nazionalità è lunga: Bangladesh, Belgio, Brasile, Bulgaria, Danimarca, Egitto, Francia, Messico, Paesi Bassi, Pakistan, Portogallo, Arabia Saudita e Turchia. A loro, bisogna aggiungere altri 120 detenuti comuni che secondo il Ministero degli Interni spagnolo sono monitorati perché durante la detenzione si sono fatti irretire dal “fanatismo islamista”. L’operazione “Escribano” ha anche il merito di aver scoperto il velo su uno dei temi più discussi nel contrasto al terrorismo islamico: i programmi di de-radicalizzazione. Nelle carte di carte di “Escribano” c’è anche Jamal Zougam condannato a 42.917 anni di carcere per gli attentati adi Madrid dell’11 marzo 2004* e il gotha del jihadismo spagnolo; Abdesamij Laiachi; Ahmed Samsam recatosi in Siria per ben tre volte tra il 2012 e il 2014, Lahcen Zamzami, condannato a dodici anni di carcere per terrorismo, Belaid Mohand a Lal; Yassin Ahmed Laarbi, Rochdi Abdeselam Abdel Lah e Nordin Ahmed Abdel Lah (tutti e tre nati a Ceuta); Mohamed Heyouf Mohamed; Tarik Mustafa Hamed, Abdelah Abdeselam, Abdeluahid Sadik Mohamed, il francese Sylvain Bertrand Guillaume Decker, il brasiliano Kayke Luan Ribeiro arrestato nella famosa “operaction Caronte”; Mohamed el Mahdaoui; Farid Cheikh, Samir Mahdjoub- Menardo, Mohamed Khaldi; Juan Marcos Gómez Llopis, (nato in Svezia ma di nazionalità spagnola) Joaquín Fernández Jiménez e Mohamed Kchirid (quest’ultimo già rilasciato)

Si apprende così che dei 270 detenuti presenti nelle carceri spagnole per reati legati al terrorismo, solo 20 di loro frequentano le sedute di de-radicalizzazione volontariamente come previsto dalla legge. Lo stesso Ministero degli Interni in una circolare scrive: “La maggior parte delle persone indagate, lungi dall’essere deradicalizzata, non solo è rimasta attiva nella militanza jihadista, ma sono diventate ancora più radicali durante la loro incarcerazione”.

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