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La politica italiana in pausa caffè

La politica italiana in pausa caffè

Mentre il presidente francese Macron, di ritorno dalla sfarzosa inaugurazione del Louvre di Abu Dhabi, si fermava in Arabia Saudita per discutere della crisi libanese col successore al trono Bin Salman. Mentre il governo di Theresa May stabiliva data e ora in cui il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea (cioè venerdì 29 marzo 2019, precisamente alle ore 23). E mentre in Spagna il Tribunale supremo di Madrid ordinava l’arresto per la presidente del Parlament catalano e altri quattro membri dell’ufficio di presidenza, rei di ribellione e sedizione. Mentre accadeva tutto questo, tra Palazzo Chigi e Montecitorio si era tutti in pausa caffè.

Che c’è di male? Il Governo Gentiloni ormai si considera dimissionario e si avvia sereno alla fine di una delle più travagliate legislature italiane. E il Parlamento ha finalmente varato una legge elettorale a prova di Costituzione. Perciò, l’intera classe politica oggi è fra color che son sospesi, appagata e in attesa di dare il meglio di sé in vista delle politiche del marzo 2018. A Piazza Colonna, infatti, ormai si discute solo di strategie elettorali e di scontri interni ai partiti. Chi è rimasto a Roma anche di venerdì, quando non ci sono attività parlamentari da svolgere, si è riservato giusto il tempo di esprimere giudizi moralistici sulla testata rifilata a un giornalista RAI da un mafiosetto di Ostia.

Intanto, però, anche la borsa è in vena di mollare sganassoni ai malcapitati: ad esempio, la società partecipata dallo stato Leonardo (ex Finmeccanica) che si occupa di tecnologia, difesa e sicurezza, crolla e perde fino al 20% del proprio valore, rivedendo al ribasso le stime per il 2018. Non va meglio a Telecom, l’altra importante partecipata del ramo telecomunicazioni i cui utili, pur molto solidi, sono in netto calo nell’ultimo trimestre e il debito finanziario della società sale. Lo stesso dicasi per Astaldi, società di costruzioni privata ma la cui tutela dovrebbe essere comunque strategica per il nostro paese, che nella sola giornata del 9 novembre ha visto le proprie azioni perdere più di un terzo del valore.

Inezie di fronte al fatto che da Bruxelles sono arrivate le prime avvisaglie di una possibile procedura d’infrazione per l’Italia. Il motivo? Dobbiamo parametrare il deficit strutturale secondo quanto concordato con l’UE, ma conserviamo un buco da 3,5 miliardi di euro. Da qui deriva la certezza che Palazzo Chigi dovrà fare una manovra-bis per riuscire a tenere in ordine i conti dello stato. Tuttavia, nelle sedi di governo regna una calma olimpica. Perché? Semplice, a ereditare questa grana sarà il prossimo governo. Se ne riparla a primavera, ha mandato a dire il Ministero del Tesoro ai burocrati di Bruxelles. Ed ecco perché oggi i nostri governanti si possono permettere una meritata pausa caffè.

Del resto, il caffè è una delle migliori e più benefiche tradizioni italiane. E, oggi come non mai, alla nostra classe politica serve la giusta carica per prepararsi a riprendere il lavoro. Vuoi vedere che, allora, quel chiacchiericcio romano tra aromi d’Arabia e commenti salaci sul post-amministrative, è di pubblica utilità? E che gli ultimi apparentamenti dei leader di partito – Berlusconi e Salvini, Pisapia e Bonino, Bersani e Grasso, Renzi e Verdini, Cinque Stelle e Casapound – sono espressione di una classe politica in salute e pronta a ricominciare da capo?