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Le origini del fondamentalismo islamico in Nigeria

Le origini del fondamentalismo islamico in Nigeria

Secondo recenti stime il 50,4% della popolazione nigeriana residente nel nord del Paese professa l’Islam sunnita, mentre il sud è prettamente cristiano. Ma nella nazione con l’economia più forte dell’intero continente africano, oltre alle divisioni religiose sono stati altri gli elementi che negli ultimi decenni hanno facilitato il prosperare di ideologie estremiste ispirate al salafismo e al wahhabismo. Tra questi vi sono stati certamente i lunghi periodi di oppressione politica e la corruzione dilagante, fattori che hanno generato un diffuso malcontento della popolazione nei confronti delle istituzioni centrali.

 

Diffusione dell’Islam radicale in Nigeria: brevi cenni storici

La prima traccia tangibile dell’Islam radicale in Nigeria risale al 1804, anno di fondazione del Califfato di Sokoto che si dichiarava massima espressione della religione in tutto il Paese. Due secoli e mezzo dopo, con la fine del protettorato britannico (1901-1960), nuovi gruppi militanti riescono a imporsi in Nigeria. Tra questi Mohammed Marwa, detto Allah Tatsine, il quale si definisce il “profeta” e crea nel 1972 il gruppo militante Yan Tatsine.

Nel 1978 il gruppo Izalatul Bidi’a Wa Ikamatul Sunnah (Società di rimozione dell’innovazione e ristabilimento della Sunna), detto Izala, ispirato dai precetti del wahhabismo, si stabilisce nel nord della Nigeria per combattere la bid’a (innovazione). È dal 1999 che invece prendono piede i membri di Hisbah-Muhtasib, polizia religiosa istituita con il compito di reprimere i comportamenti vietati dalla Sharia.

Al 2003 risale invece la fondazione del gruppo Al-Sunna Wal Jamma (Seguaci del Profeta), formato dai cosiddetti “talebani nigeriani”, in prevalenza studenti universitari ispiratisi al talebani afghani e unitisi per creare uno Stato Islamico in Nigeria. Oggi diversi ex appartenenti a quella formazione sono membri attivi di Boko Haram.

 

Boko Haram

Jama’atul Ahlis Sunnah Lidda’awati Wal Jihad, meglio noto come Boko Haram, è il gruppo militante di ispirazione jihadista che dai primi anni Duemila terrorizza la Nigeria settentrionale.

Il gruppo è stato fondato nel 2002 da Mohammad Yusuf, ispiratosi alla dottrina del salafismo per reclutare e plasmare le leve che sarebbero andate a formare l’esercito ai suoi ordini. Il 2009 è l’anno della rottura. Yusuf viene arrestato e poi ucciso e a succedergli è il sanguinario Abubakar Shekau nel 2010. Con lui alla guida, Boko Haram mette in pratica con spietata violenza la dottrina salafita-takfirista secondo la quale un musulmano può uccidere altri musulmani se ritiene che essi siano dei miscredenti.

È stato proprio Shekau nel 2015 a giurare fedeltà al Califfo Abu Bakr Al Baghdadi, il quale però un anno più tardi, nel 2016, lo ha destituito dall’incarico di emiro della Provincia dello Stato Islamico in Africa Occidentale nominando al suo posto Abu Musab Al Barnawi. La nomina di Al Barnawi da parte di Al Baghdadi non deve però essere considerata come una vera e propria fusione di Boko Haram all’interno di ISIS, bensì come una sorta di soluzione di comodo che ha giovato a entrambe le organizzazioni: da un lato il gruppo nigeriano ha ottenuto un ritorno mediatico – e probabilmente anche economico – da questa affiliazione; dall’altro Al Baghdadi ha potuto espandere la propria sfera di influenza in Africa nel tentativo di contrastare la netta superiorità nel continente africano ad oggi registrata da Al Qaeda.

Al contempo, però, la nomina di Al Barnawi ha lasciato degli strascichi all’interno dell’organizzazione nigeriana creando una scissione tra i sostenitori del nuovo corso e coloro che invece sono rimasti fedeli all’ex leader Shekau.

 

Il ruolo di Al Qaeda

Prima della nomina a emiro della Provincia dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale, Al Barnawi aveva già da tempo preso le distanze dai metodi sanguinari di Shekau. Nel 2012 Al Barnawi aveva stretto un patto con il gruppo islamista nigeriano Ansaru, affiliato ad Al Qaeda, in reazione ai massacri di musulmani innocenti perpetrati da Boko Haram con Shekau al comando. Questo trascorso di Al Barnawi ha accreditato l’ipotesi secondo cui dietro la sua nomina a nuovo capo di Boko Haram vi sia stata in realtà la longa manus dei qaedisti.

Un collegamento di cui vi è traccia anche nel numero di gennaio 2017 del magazine jihadista Al Risalah#4 nel gennaio 2017, nel quale si parla di finanziamenti arrivati al gruppo da ricchi sostenitori di Al Qaeda residenti nella penisola araba. Dimostrazione, anche questa, che a condurre i giochi nella sfida per la leadership jihadista in Africa è sempre l’organizzazione di Ayman Al Zawahiri.

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