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Neom, la nuova zona economica saudita

Neom, la nuova zona economica saudita

Impegnata ad arginare i tentativi di allargamento della sfera d’influenza iraniana in Medio Oriente, impantanata nel conflitto yemenita e al centro del piano di accerchiamento nei confronti del Qatar, l’Arabia Saudita sa di non potersi limitare a combattere se intende uscire indenne da una delle fasi più delicate della sua recente storia. Così come sa che sul fronte economico, con i prezzi del greggio in balia degli interessi geopolitici del momento dei grandi del pianeta (vedi Stati Uniti e Russia), è necessario allentare la dipendenza dal petrolio e diversificare l’offerta.

È in quest’ottica che va letto il progetto di creare una mega zona economica indipendente sul Mar Rosso nel Golfo di Aqaba. Si chiamerà Neom e a illustrarne caratteristiche e potenzialità è stato ieri, martedì 24 ottobre, il giovane e ambizioso principe Mohammed Bin Salman, nominato lo scorso giugno dal re Salman Bin Abdulaziz successore al trono saudita.

L’annuncio è stato dato in occasione dell’apertura dei lavori di Future Investment Initiative, la conferenza economica che per tre giorni riunisce a Riad 2.500 esponenti di massimo livello del mondo politico e finanziario tra cui circa 2.000 investitori stranieri.

Neom sarà grande tre volte l’isola di Cipro. Si estenderà su una superficie pari a 26.500 km lungo le coste nord-occidentali dell’Arabia Saudita fino al confine con la Giordania e di fronte alle coste egiziane. È una posizione altamente strategica scelta per fare della zona economica il nuovo hub al centro degli interessi economici che collegano Europa, Africa e Asia, consentendo a Riad di scalzare la concorrenza delle altre zone franche del Golfo Persico a cominciare da Dubai. Neom sarà normata da un quadro legislativo autonomo rispetto a quello del Regno saudita e si svilupperà attorno a nove asset economici, tra cui i principali saranno l’energia, l’acqua e l’industria alimentare.

 

Neom Arabia Saudita

 

L’investimento iniziale messo a disposizione dal Fondo Pubblico di Investimenti di Casa Saud è di 500 miliardi di dollari. Ma Neom non sarà solo un business saudita. L’obiettivo, infatti, è aprire le porte della zona economica a investitori del Golfo, dell’Occidente e dell’Asia, motivo per cui l’incarico di ceo è stato affidato a Klaus Kleinfeld, ex presidente di Alcoa, Arconic e Siemens e in passato consigliere dei governi di Pechino e Mosca. A lui il compito di far sì che Neom contribuisca al Pil nazionale con una cifra pari ad almeno 100 miliardi di dollari entro il 2030.

Vision 2030

L’iniziativa rappresenta un tassello fondamentale del piano di riforme Vision 2030, approvato dal governo di Riad nell’aprile del 2016 per affrancare gradualmente l’economia del Paese dai profitti derivati dal petrolio che, ad oggi, nonostante il dimezzamento del prezzo al barile rispetto a tre anni fa, copre i tre quarti delle esportazioni saudite.

Vision 2030 prevede un aumento degli investimenti nel settore minerario: uranio principalmente, di cui l’Arabia Saudita detiene il 6% delle riserve mondiali, ma anche oro, zinco e fosfati. In cantiere ci sono poi interventi per potenziare la produzione e la vendita di armi (di cui Riad è uno dei principali importatori al mondo), iniziative per incentivare l’occupazione delle donne (il mese scorso è stato concesso alle donne di guidare) e agevolazioni nell’assegnazione dei visti di lavoro per arabi e musulmani stranieri. Il punto centrale del piano è però la trasformazione del gigante petrolifero di Stato Saudi Aramco (capitale di oltre 2mila miliardi di dollari) in una holding e la vendita di circa il 5% delle sue azioni entro il 2018.

Il punto centrale di Vision 2030 è la trasformazione di Saudi Aramco in una holding e la vendita del 5% delle sue azioni entro il 2018

Difficile credere che queste manovre basteranno per permettere all’Arabia Saudita di «vivere senza petrolio entro il 2020» come ripetuto più volte dai vertici del Regno. Il soft power Mohammed Bin Salman sta però iniziando a prendere forma in linea con il patto stretto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel maggio scorso a Riad, dove è stato saldato l’asse che lega Washington ai Paesi sunniti in funzione anti-iraniana.

Le dichiarazioni rilasciate sempre ieri dal principe saudita contro ogni forma di estremismo di matrice jihadista rientrano in questa strategia. «Stiamo tornando a promuovere il vero Islam, una religione moderata e pacifica – ha affermato – Non perderemo i prossimi anni a legarci a idee estremiste, le distruggeremo oggi». Parole che non possono passare inascoltate perché pronunciate dal rappresentante della principale forza wahhabita del mondo. Saranno però i prossimi anni a dire quanta verità e quanta propaganda sono insite in queste dichiarazioni. Nell’attesa i grandi del pianeta presto potranno godersi Neom e, perché no, anche i resort di extra lusso che verranno costruiti entro il 2022 in cinquanta isole e in altre località saudite affacciate sul Mar Rosso.

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