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Mentre l’Occidente sembra dividersi, l’Oriente costruisce percorsi unitari

Mentre l’Occidente sembra dividersi, l’Oriente costruisce percorsi unitari

I grandi appuntamenti internazionali degli ultimi giorni, che hanno visto protagoniste sia le potenze occidentali che quelle orientali del pianeta, lasciano presagire che il nuovo ordine multipolare che si sta costituendo a livello globale va sempre più consolidandosi. 

Così, mentre il G7 tenutosi a La Malbaie, in Canada, si è concludeva con l’immagine di un Trump frettoloso e distaccato, con scarso interesse nei confronti di un summit in cui emergevano le profonde divergenze che dividono l’occidente, nella città di Qingdao, nella Cina meridionale, si svolgeva il vertice della SCO (Shanghai Cooperation Organization) nel quale vigeva un clima decisamente più armonico. Il G7, infatti, ha raffigurato in modo plastico la tremenda situazione di crisi politica che sta vivendo la parte occidentale del pianeta, certificando l’irrilevanza europea che non è più in grado di trovare neanche negli Stati Uniti un partner con cui condividere delle posizioni. Di contro, il summit della SCO, ha offerto ulteriori conferme sul fatto che il nuovo paradigma geopolitico e geo-economico sta traslando sempre più verso oriente. 

La SCO, di cui poco parlano i media occidentali, è un istituzione intergovernativa creata nel 2001 da Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia, Tajikistan, e Uzbekistan a cui nell’occasione del vertice di Astana del 2017 si sono aggiunte India e Pakistan. L’Organizzazione, che ha finalità economiche, politiche e di sicurezza, viene soprannominata “Alleanza per l’Asia” in ragione della crescente importanza che riveste per il continente, soprattutto per la particolare attenzione che rivolge alle questioni legate alla sicurezza comune, alla lotta al terrorismo, al separatismo e al narcotraffico. L’importanza di tale organizzazione è attribuibile anche al fattore geografico, sviluppandosi su un’estensione territoriale che copre circa i tre quinti del continente euroasiatico – meglio noto come il cuore del mondo – e che conta di un potenziale demografico che non ha rivali. Se a ciò si aggiunge che la SCO sta considerando di estendere anche all’Iran la partecipazione come stato membro, si evince chiaramente che, nel caso tale ipotesi dovesse realizzarsi, l’Organizzazione potrebbe diventare un player di dimensione mondiale nel settore della sicurezza, assimilabile alla NATO.

A differenza del G7, da cui Trump è andato via senza apporre la firma al documento finale, il Summit SCO si è concluso con un ampio consenso. La guerra in Siria è stata una delle tematiche poste sul tappeto prendendo atto che il Governo Siriano ormai controlla il 90% del proprio territorio e che sta rispettando gli accordi raggiunti a Sochi da parte del Congresso del Dialogo Nazionale Siriano. Un risultato, quest’ultimo, raggiunto grazie alle azioni congiunte di Russia, Governo Siriano, Iran, Turchia e Kazakistan, e all’operato della SCO che, impegnandosi nel coordinamento delle operazioni, ha contribuito a ridurre in modo efficace gran parte dell’attività terroristica. Nel corso del Summit sono state inoltre definite le linee guida di cooperazione per i prossimi tre anni attraverso la previsione di esercitazioni congiunte e operazioni antiterrorismo nonché la creazione di un più stretto scambio di esperienze e informazioni operative. 

Un ulteriore segnale, utile a confermare questa epocale transizione geopolitica verso oriente, arriva a margine del summit SCO con il colloquio tra il Presidente cinese ed il suo omologo indiano che, dopo il vertice di Wuhan di fine aprile scorso, hanno intensificato sempre più le loro relazioni attraverso una serie di incontri ravvicinati e colloqui a distanza con l’obiettivo di condividere il dialogo come metodo e una comune visione sia per i loro Paesi che per l’intero continente asiatico. Sebbene l’accordo sui principali temi sia unanime, tuttavia nella dichiarazione finale emerge il rifiuto dell’India a sottoscrivere la parte di documento relativa al progetto della “Nuova Via della Seta della Cina”. L’India, infatti, percepisce il progetto OBOR come una minaccia alla sua sovranità, soprattutto per quanto riguarda il CPEC (Corridoio Economico China Pakistan) che intende collegare Pakistan e Cina, con rete ferroviaria, rete di oleodotti e fibre ottiche, attraversando i territorio del Kashmir su cui sussistono decennali contese. 

Nonostante quest’ultima divergenza, è di tutta evidenza che lo scenario che abbiamo davanti ci presenta un Occidente diviso ed un Oriente, che al contrario, sembra aver trovato un’unità di intenti quantomeno sulle tematiche della sicurezza circa le quali è ormai consapevole che deve prendere in mano il proprio destino.

Alla luce di tali episodi, non è peregrino affermare che la sagoma del nuovo ordine mondiale stia ormai assumendo una forma sempre più definita e che la SCO e i BRICS si apprestino a divenire gli attori che legittimante ne disegneranno con più forza i contorni futuri.

di:

Filippo Romeo, Analyst of Vision and Global Trends

Alberto Cossu, Analyst of Vision and Global Trends

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