Pyongyang cambia strategia: Kim Jong Un teme la “fine della Libia”

Pyongyang cambia strategia: Kim Jong Un teme la “fine della Libia”

La Corea del Nord potrebbe far saltare il vertice tra il leader Kim Jong Un e il presidente americano Donald Trump previsto per il 12 giugno a Singapore. Intanto, il primo meeting a saltare è stato il nuovo vertice inter-coreano fissato per oggi mercoledì 16 maggio. Pyongyang avrebbe improvvisamente annullato l’incontro citando come causa le manovre militari congiunte che si stanno tenendo in questi giorni tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti al largo delle coste della penisola coreana. «Una provocazione e insieme una prova per Pyongyang dell’intenzione del Sud di invadere il Nord», come riferito dall’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap.

Le esercitazioni annuali, che il Nord ha sempre visto come una minaccia alla propria sicurezza, dovevano tenersi già a febbraio, ma erano state posticipate per via della tregua olimpica seguita ai giochi invernali di Pyeongchang. Dopo il confronto avuto a marzo con il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente sudcoreano Moon, Chung Eui Yong, Kim aveva affermato di accettare tali manovre e di capire la necessità degli Stati Uniti a svolgerle. Il leader supremo, tuttavia, aveva anche detto di sperare che in futuro fossero ridiscusse, data la flessibilità mostrata dalla Corea del Nord alla futura stabilizzazione della penisola.

Un alto rappresentante della Repubblica Popolare Democratica di Corea, intervistato dal quotidiano The Korea Times, ha dichiarato che il regime potrebbe riconsiderare l’ipotesi di un incontro con il capo della Casa Bianca se Washington continuerà a chiedere l’abbandono totale del programma nucleare senza offrire nulla in cambio. Come riporta KCNA, l’agenzia di stampa che esprime il punto di vista del partito comunista nordcoreano, il vice ministro degli Esteri Kim Kye-gwan ha spiegato che Pyongyang non ha alcun interesse a portare avanti il dialogo con gli Stati Uniti sul tema della denuclearizzazione, se sarà costretta dagli americani a rinunciare unilateralmente al suo arsenale atomico.

Kim Kye-gwan ha anche affermato che Pyongyang rifiuterà il metodo usato per la denuclearizzazione della Libia e ha esortato Washington a partecipare al summit di giugno con i propositi più sinceri, assicurando una risposta proporzionata da parte della Corea del Nord. Il vice ministro ha anche aggiunto che il regime ha già espresso in diverse occasioni la disponibilità a denuclearizzare il Paese. Pyongyang, inoltre, ha continuato a chiedere agli Stati Uniti garanzie alla sicurezza, ponendo la fine di ogni minaccia e di ogni politica ostile verso il Nord come precondizione a qualsiasi accordo sulla denuclearizzazione.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo la settimana scorsa aveva offerto un alleggerimento delle sanzioni economiche alla Corea del Nord in cambio dello smantellamento totale del programma finalizzato alla costruzione di armi atomiche. Secondo un report di 38 North, think tank della Johns Hopkins University di Washington, il regime di Kim avrebbe iniziato le procedure di chiusura del sito di Punggye-ry dove venivano effettuati test nucleari. È chiaro, tuttavia, che Kim Jong un non accetterebbe dagli Stati Uniti semplici incentivi economici come corrispettivo all’abbandono del programma atomico. Pompeo in un colloquio al telefono con il ministro degli Esteri sudcoreano Kang, ha garantito che Washington continuerà a lavorare ai preparativi per il summit tra USA e Corea del Nord, tenendo però ben presenti le ultime decisioni nordcoreane.

Le recenti dichiarazioni dimostrerebbero l’incostanza delle posizioni nordcoreane, facendo emergere allo stesso tempo la scarsa flessibilità degli Stati Uniti alle concessioni promesse dalla Corea del Nord. La mossa di Pyongyang, tuttavia, non preoccupa troppo gli analisti, anche se sembra gettare al vento mesi di distensione tra le due Coree costellati di sforzi diplomatici che avevano fatto sperare in una nuova era nelle relazioni inter-coreane. Gli ultimi avvertimenti sarebbero in realtà un modo per la Corea del Nord di alzare la posta in gioco in vista dell’incontro imminente con Trump.

Un’altra possibile interpretazione delle dichiarazioni nordcoreane vedrebbe invece nel cambio repentino di atteggiamento di Pyongyang un messaggio diretto al popolo nordcoreano, disorientato dalla rapidità mostrata dal regime verso il processo di riappacificazione con il Sud. A sostenere questa tesi è CoWoo Jung-yeop, ricercatore al Sejong Institute, intervistato ancora da Yonhap. In questo senso, il regime vuole cercare di calmare l’opinione pubblica, ma anche l’esercito, dimostrando che la Corea del Nord non si piegherà tanto facilmente a un compromesso con gli americani in particolare sul tema della sicurezza nazionale.

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