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Kurdistan iracheno, Mosca si prende il petrolio

Kurdistan iracheno, Mosca si prende il petrolio

Mentre Iraq, Turchia e Iran stringono la morsa attorno al Kurdistan iracheno, Mosca batte tutti sul tempo puntando dritto alla vera posta in palio, vale a dire il petrolio. Il colosso energetico russo Rosneft ha infatti raggiunto un accordo per prendere il controllo della principale pipeline petrolifera del Kurdistan Iracheno, confermandosi come il principale partner energetico estero del governo della regione semi-autonoma.

La compagnia di Stato russa acquisirà una quota di circa il 60% della joint-venture, mentre il rimanente 40% rimarrà all’attuale operatore che gestisce la pipeline, KAR Group. L’investimento che Rosneft effettuerà è di circa 1,8 miliardi di dollari. Soldi che serviranno per aumentare la capacità dell’infrastruttura almeno di un terzo rispetto a quella attuale, portando i barili prodotti a 950.000 al giorno, l’equivalente dell’1% dell’offerta globale di petrolio.

L’ultimo investimento che Rosneft effettuerà nel Kurdistan iracheno è di 1,8 miliardi di dollari. L’obiettivo è portare la produzione del petrolio a 950.000 barili al giorno, l’equivalente dell’1% dell’offerta globale

Pochi giorni prima dell’ufficializzazione dell’operazione, Rosneft aveva raggiunto un altro accordo con il governo del Kurdistan iracheno per l’acquisto di cinque blocchi petroliferi (capacità di 670 milioni di barili) con un investimento di 400 milioni di dollari. L’inizio delle attività di esplorazione è previsto per il 2018, mentre l’avvio della produzione nel 2021. In precedenza 1,2 miliardi di dollari erano stati prestati a Erbil da Rosneft per la costruzione di altre due grandi reti di condotte per il trasporto di petrolio e gas.

Nell’insieme queste operazioni fanno di fatto del Cremlino l’azionista di maggioranza del complesso di infrastrutture petrolifere nella regione semi-autonoma.

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Le ripercussioni a livello regionale

L’invasione di campo di Mosca avrà inevitabilmente delle ripercussioni non solo economiche ma anche diplomatiche nello scacchiere regionale. Dopo il referendum attraverso cui lo scorso 25 settembre la maggioranza del popolo del Kurdistan iracheno (oltre il 90%) aveva votato a favore dell’indipendenza da Baghdad, il governo centrale iracheno insieme a Iran e Turchia si è mosso per isolare il governo del presidente Masoud Barzani, puntando anzitutto a privarlo delle ricche entrate derivate dalla vendita del greggio. Nei piani di Baghdad e Ankara c’era l’intenzione di sostituire l’attuale rotta che collega il Kurdistan iracheno al porto turco di Ceyhan, sul Mediterraneo, con una vecchia pipeline in disuso da diversi anni.

Alla luce di ciò, l’accordo tra Rosneft ed Erbil non poteva non innescare dure reazioni da parte di Baghdad. Il ministro del Petrolio iracheno ha parlato di «inaccettabile interferenza» della Russia negli affari interni dell’Iraq.

Il ministro del Petrolio iracheno ha parlato di «inaccettabile interferenza» della Russia negli affari interni dell’Iraq riferendosi all’accordo tra Rosneft ed Erbil

Le tensioni sono destinate a salire. Negli ultimi giorni l’esercito di Baghdad ha tolto ai peshmerga curdi il controllo di territori e siti nevralgici su cui avevano messo le mani dopo i combattimenti con lo Stato Islamico: prima Kirkuk, provincia ricca di petrolio, poi la diga di Mosul, dove 500 soldati italiani sorvegliano i lavori di consolidamento dell’infrastruttura condotti dalla società Trevi. La pressione ha avuto come primo effetto la sospensione dei preparativi delle elezioni presidenziali e parlamentari in programma nel Kurdistan iracheno il primo novembre. Mentre da Erbil iniziano a circolare in modo sempre più insistente voci su un possibile accordo tra più partiti per costringere Barzani a fare un passo indietro.

Ora però l’Iraq dovrà fare i conti con un terzo influente incomodo. Ora più che mai il petrolio del Kurdistan iracheno è una questione che riguarda direttamente la Russia. Chi vorrà fare affari energetici con Erbil dovrà prima trovare un accordo con il Cremlino.