Incontro Trump-Conte: Washington comanda, Roma esegue

Incontro Trump-Conte: Washington comanda, Roma esegue

C’è qualcosa di sincero nel sorriso che sfoggia il premier Giuseppe Conte nella foto che lui stesso ha postato sul suo account Instagram; è l’espressione felice di chi sta svolgendo diligentemente il suo compito sotto lo sguardo attento del proprio dominus. Che il signor Conte sia contento dei suoi personalissimi traguardi è lecito e sacrosanto ma a noi importa poco, quello che conta davvero sono i risultati che il meeting ha prodotto.

Da una analisi più accorta del faccia a faccia con Donald Trump emerge un quadro piuttosto singolare poiché, al di là di cosa sia passato sui media italiani, dei risultati e degli intendimenti raggiunti, è apparso immediatamente chiarissimo che il presidente USA non avesse idea (o quasi) di chi avesse di fronte a sé. Si è congratulato con Conte per i suoi risultati elettorali (quali?) ed è apparso costantemente raggiante, probabilmente felice per aver notato di essere accanto a qualcuno con ancora minore esperienza diplomatica di lui, come suggerisce velenosamente Politico, o per aver trovato un altro “outsider della politica”, definizione usata da Trump stesso per sé ed il suo ospite.

Donald Trump ci ha abituati alla superficialità scambiata per pragmatismo, all’iperbole come narrazione costante e anche lunedì non ha deluso le aspettative proclamando l’Italia “interlocutore privilegiato” degli USA, cosa che ha mandato in brodo di giuggiole tutti i sicofanti del nuovo che avanza a trazione giallo-verde: “finalmente un Premier che si fa rispettare e parla da pari con i grandi della terra” sembra risuonare negli editoriali di questi giorni. Fortunatamente ci viene in soccorso la realtà a ricordarci che “interlocutore privilegiato” è un modo politicamente più accettabile per far passare il concetto che l’Italia si calerà nel ruolo di mediatore tra l’Europa, considerata ora il vero avversario, e le pretese capricciose di The Donald. Dunque, in cambio di blandizie e qualche pacca sulla spalla, Conte si appresta a diventare uno strumento in mano a Donald Trump per scardinare l‘asse franco-tedesco e poi tentare l’assalto definitivo alla diligenza europea.

Al di là però delle considerazioni di ordine generale, nello specifico dell’incontro, i temi trattati sono stati molti. Da uomo di business il tycoon ha subito evidenziato che il surplus commerciale con l’Italia deve ridursi, cioè si deve favorire l’importazione di beni made in USA, ma poi si è anche parlato di immigrazione, energia e commercio, campi in cui il nostro Presidente del Consiglio ha ottenuto rassicurazioni, tutte da verificare, sull’appoggio da parte USA alle posizioni italiane.  Sull’immigrazione in particolare, Trump ha elogiato la nuova politica di chiusura italiana, ricordando a tutti come sia terribilmente simile a quella implementata dagli USA negli anni della sua presidenza: il muro al confine col Messico sembra essere un’idea più dura a morire di quanto il realismo alle volte consenta. L’altra questione di rilievo in agenda era quella energetica con Libia e TAP in evidenza. Sulla Libia infatti Trump ha garantito l’appoggio all’Italia al ruolo al tavolo della ricostruzione, pretendendo in cambio esplicite rassicurazioni sulla messa in opera del gasdotto in Puglia. In molti si sono chiesti però se questo scambio sia effettivamente conveniente per il nostro paese. Ma cosa importano queste quisquilie quando hai foto così belle da postare su Instagram?

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