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Il ritorno della Russia in Africa

Il ritorno della Russia in Africa

Benché non figuri come area prioritaria nelle linee guida della politica estera di Mosca, l’Africa è tornata – sulla scia del passato attivismo sovietico – a giocare un ruolo di primo piano nei progetti geopolitici e geoeconomici del Cremlino.

IL RINNOVATO INTERESSE DI MOSCA PER L’AFRICA

Per un Paese che vede nello spazio post-sovietico la naturale estensione della propria area di influenza geopolitica, l’Africa – soprattutto quella sub-sahariana – non rappresenta una priorità dal punto di vista diplomatico, economico e militare. L’importanza relativa di questo continente è chiaramente evidenziata nei due principali documenti ufficiali che definiscono obiettivi e limiti della politica estera e di sicurezza della Federazione Russa. Sia nell’ultima versione del Foreign Policy Concept (dicembre 2016) che nella National Security Strategy del dicembre 2015, l’Africa occupa l’ultimo posto tra le priorità regionali di Mosca. Ciononostante, in concomitanza con il crescente interesse che molte potenze – su tutte la Cina – dimostrano verso il futuro degli Stati africani, ultimamente il Cremlino sembra aver moltiplicato gli sforzi per divenire un player di rilievo, concentrando la propria attenzione su tre aree in particolare: l’Africa centrale, il Corno e il Nord Africa. Del resto l’intenso viaggio del ministro degli Esteri Sergey Lavrov nel marzo 2018 in Angola, Zimbabwe, Namibia, Etiopia e Mozambico, e la firma, a latere del summit BRICS di luglio, di un memorandum di cooperazione tecnica e militare con la Southern Africa Development Community (SADC), mostrano chiaramente un rinnovato impegno russo nell’elaborazione di un’ampia strategia da adottare nel continente.

Fig. 1 – Incontro tra Vladimir Putin e il Presidente sudanese Omar al-Bashir a Mosca, luglio 2018

IN AFRICA PER AFFERMARSI COME POTENZA GLOBALE

Le ragioni di questa decisa accelerazione sul fronte africano sono molteplici. Innanzitutto la necessità di dotare la propria politica estera di sbocchi alternativi a quello est-europeo, interessato da un ormai permanente congelamento del conflitto ucraino e da un deciso raffreddamento delle relazioni con Unione Europea e Stati Uniti a causa dell’annessione della Crimea. In secondo luogo l’effettiva volontà di giocare un ruolo da protagonista nella stabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente, ufficialmente diretta in chiave anti-terroristica, ma inevitabilmente volta ad aumentare l’influenza di Mosca nel Mediterraneo – storico obiettivo della politica estera russa – grazie a una stretta collaborazione con Assad in Siria, al-Sisi in Egitto e Haftar in Libia. Infine il recupero della tradizionale politica interventistica propria dell’Unione Sovietica, che nel quadro della guerra fredda fornì, tra gli altri, un importante sostegno all’Egitto di Nasser durante la crisi di Suez, al neo-indipendente Congo di Patrice Lumumba, all’Etiopia durante la guerra dell’Ogaden e alle milizie comuniste in Angola e Mozambico nella lotta per l’indipendenza dal Portogallo. Un recupero, questo, funzionale al ritorno della Russia federale come grande potenza sullo scacchiere geopolitico mondiale, obiettivo che l’Amministrazione Putin ha definito come prioritario sin dall’inizio degli anni Duemila. Di qui il graduale aumento dell’impegno diplomatico ed economico di Mosca in regioni geograficamente remote come l’Africa e l’America Latina, i cui Stati, costituendo un consistente blocco di voti, le permetterebbero di acquisire un maggior peso anche in sede ONU.

Fig. 2 – Le forze militari della Repubblica Centrafricana vengono addestrate da consulenti russi

ARMI E TECNOLOGIA NUCLEARE IN CAMBIO DI MATERIE PRIME

Forte di queste linee guida, l’azione russa in Africa pare attualmente seguire uno schema ben preciso: in cambio della cancellazione totale o parziale dei debiti e del supporto in ambito tecnico-militare, settore in cui è altamente competitiva, la Russia cerca di ottenere dai Governi africani con cui si interfaccia redditizi contratti per l’esportazione di prodotti Made in Russia – soprattutto armi – e diritti esclusivi per l’esplorazione e lo sfruttamento di siti ricchi di materie prime. Il rafforzamento dei legami commerciali con il mercato africano risponde, in parte, all’esigenza di supplire al crollo dell’interscambio con i Paesi europei dovuto al regime sanzionatorio in vigore, ma l’obiettivo principale resta quello di partecipare alla corsa, non tanto silenziosa, per l’acquisizione di posizioni di influenza privilegiata in Africa. In questa cornice si colloca una lunga serie di iniziative diplomatiche, economiche e militari intraprese dal Cremlino: la costruzione, da parte dell’azienda Rostec, della prima raffineria in Uganda; la prossima realizzazione di un grande centro logistico sulla costa dell’Eritrea grazie a un accordo con Asmara raggiunto in settembre; i grandi investimenti nelle miniere di platino dello Zimbabwe; le trattative per l’apertura di una base militare a Gibuti, che in alternativa potrebbe essere costruita nel Somaliland; il supporto in termini di addestramento militare fornito al Governo del Sudan e a quello della Repubblica Centrafricana, dove tra l’altro è nota la presenza della compagnia privata Wagner Group in sostegno del presidente Touadéra; i tentativi di rinvigorire le relazioni con l’Etiopia tramite il trasferimento di know-how e tecnologie in ambito nucleare, in atto anche in Egitto e Sudan; il ruolo di primo piano che il Cremlino gioca nella questione libica grazie alla special relationship con il generale Haftar e il presidente egiziano al-Sisi. Il tutto senza contare il solido rapporto di cooperazione bilaterale in diversi campi esistente, nell’ambito dei BRICS, con il Sudafrica.

Fig. 3 – La Russia punta a offrire supporto all’Egitto nel processo di sviluppo del proprio settore nucleare

In un continente in rapida crescita, nel quale sempre più Governi avranno la necessità di migliorare i propri dispositivi di sicurezza e dove gran parte della popolazione non ha ancora accesso all’energia elettrica, la Russia mira a sfruttare le innumerevoli opportunità che si presenteranno nei settori in cui è leader mondiale – ossia armi ed energia nucleare, – così da rafforzare ulteriormente il ruolo di grande potenza che ha lentamente saputo riconquistare a partire dall’avvento di Putin alla presidenza. Tuttavia, nel farlo, essa non sarà immune da difficoltà e ostacoli che potrebbero limitarne la capacità d’azione: in primis le sempre maggiori carenze finanziarie dovute a una crescita economica troppo debole per sostenere nel lungo termine le ambizioni globali di Mosca e foriera di possibili instabilità sociali sul fronte interno; in secundis l’aspra competizione con potenze come la Cina e l’Unione Europea, che già godono di considerevoli vantaggi rispetto al Cremlino in regioni come il Corno d’Africa; infine, l’incertezza legata alla successione, programmata de iure nel 2024, dell’attuale leadership presidenziale, che potrebbe modificare sensibilmente direttive e priorità della politica estera nazionale.

Filippo Malinverno

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