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Il giallo dell’ex capo dell’Interpol Meng Hongwei

Il giallo dell’ex capo dell’Interpol Meng Hongwei

Dopo giorni di silenzio, sono iniziate a circolare informazioni ufficiali sulla sorte di Meng Hongwei, il presidente dell’Interpol del quale si erano perse notizie dallo scorso 25 settembre. Quel giorno Hongwei aveva preso un volo da Lione, dove ha sede il super coordinamento internazionale dell’Interpol, per fare rientro in Cina, suo Paese d’origine.

Il 7 ottobre l’Interpol ha annunciato di avere ricevuto le sue dimissioni con effetto immediato. A stretto giro sono poi arrivate le prime dichiarazioni da parte del governo cinese, per il quale Hongwei aveva ricoperto fino a poche settimane fa la carica di viceministro della Sicurezza Pubblica cinese. Da Pechino comunicano che Hongwei è finito sotto inchiesta in quanto sospettato di «aver violato la legge». L’ex numero uno dell’Interpol è finito nel mirino della Commissione di supervisione di Pechino, organo che conduce indagini sui casi di corruzione che riguardano gli alti quadri del Partito Comunista Cinese e a cui il presidente Xi jinping ha dato poteri sempre più estesi negli ultimi anni.

In attesa di avere altre informazioni sul conto di Meng Hongwei, l’Interpol lo ha sostituito con il vicepresidente del comitato esecutivo dell’organizzazione, il sudcoreano Kim Jing Yang. L’Interpol ha inoltre chiesto a Pechino «risposte ufficiali» su Hongwei, mentre la magistratura e la polizia francesi hanno aperto un fascicolo d’indagine.

Chi è Meng Hongwei

Sessantaquattro anni, Meng Hongwei è stato nominato a capo dell’Interpol il 10 novembre del 2016. Primo cinese ad assumere la guida dell’Organizzazione internazionale della polizia criminale, Meng Hongwei ricopriva dal 2004 la carica di viceministro della Sicurezza Pubblica cinese. Nel corso della sua lunga carriera, ha stretto rapporti molto solidi in particolare con gli ambienti dell’intelligence del Cremlino. Dal 2000, infatti, ha supervisionato il processo di rafforzamento della cooperazione tra l’FSB russo (Federal Security Service) e il Gonganbu (il ministero della Pubblica Sicurezza cinese) nel settore dell’antiterrorismo. Sempre in quegli anni Hongwei ha anche diretto il RATS (Regional Anti-Terrorist Structure), struttura deputata al coordinamento delle attività contro il terrorismo dei Paesi membri della Shangai Cooperation Organisation (SCO), di cui oltre a Cina e Russia fanno parte anche Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan e a cui potrebbe presto avvicinarsi la Turchia qualora dovesse rompere definitivamente i rapporti con l’Unione Europea.

Meng Hongwei, insieme a Zhang Xinfeng, anch’egli a capo del RATS dal 2013 al 2015, fanno parte del cosiddetto “gruppo di Heilongjiang”, di cui sono membri esponenti della pubblica sicurezza cinese originari di Heilongjiang, regione situato al confine nord-orientale con la Russia.

Dopo la nomina di Hongwei ai vertici dell’Interpol molti analisti si erano chiesti come il nuovo equilibrio di poteri all’interno dell’Organizzazione potesse essere gestito nei quattro anni del suo mandato dagli Stati Uniti e dai Paesi europei. Secondo fonti di intelligence, fin dal suo insediamento nel novembre del 2016 Hongwei avrebbe messo letteralmente in agitazione i servizi segreti francesi, e non solo perché il quartier generale dell’Interpol ha sede a Lione.

Da quando nell’agosto del 2016 un negoziante cinese era stato assassinato nel sobborgo parigino di Aubervilliers, in quello che era apparso come un omicidio ordinato dalla mafia cinese, in tutta la regione dell’Île-de-France il numero di agenti dell’intelligence di Pechino è infatti aumentato in maniera esponenziale. All’epoca Pechino garantì la massima collaborazione a Parigi per individuare e arrestare i membri della criminalità organizzata cinese che operavano in Francia. Ma il rischio, ancora oggi presente, è che il pretesto della lotta alla mafia cinese venga utilizzato dai servizi segreti di Pechino per dare la caccia ai dissidenti rifugiati in Francia: tanto ai turcofoni musulmani uiguri, centinaia dei quali negli ultimi anni sono andati a combattere in Siria e Iraq al fianco dei gruppi jihadisti affiliati a ISIS o Al Qaeda, quanto ai sostenitori del movimento buddista-taoista Falun Gong.

Compiti e limiti dell’Interpol

Fondata nel 1914, l’Interpol è la seconda più grande organizzazione internazionale dopo le Nazioni Unite. Il suo compito è quello di coordinare le attività di cooperazione tra le forze di polizia dei 192 Paesi aderenti. Negli ultimi anni l’Interpol è stata impegnata in prima linea contro il terrorismo internazionale, principalmente in azioni mirate a individuare cellule jihadiste pronte a compiere attentati in Occidente e a fermare i flussi di foreign fighters diretti in Siria e Iraq. Le falle del suo operato, emerse con evidenza a seguito degli attentati di Parigi del novembre del 2015 e di Bruxelles del marzo del 2016, possono essere coperte solo attraverso un costante scambio di informazioni tra le forze di polizia di tutti gli Stati coinvolti.

Dopo la presidenza del cinese Meng Hongwei, finita con due anni di anticipo rispetto al termine naturale del suo mandato, adesso l’Interpol dovrà assegnare la guida dell’Organizzazione a una figura che sia in grado di “normalizzare” il clima tra i corpi di polizia dei Paesi aderenti. Se non sarà così, la diffidenza e la “gelosia” per le informazioni sensibili finiranno per continuare a prevalere sulla salvaguardia della sicurezza internazionale.

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