Presidenziali in Egitto, chi ostacolerà Al Sisi?

Presidenziali in Egitto, chi ostacolerà Al Sisi?

Seppur lentamente inizia a entrare nel vivo la campagna elettorale delle presidenziali egiziane, il cui primo turno è in programma il 26-28 marzo con eventuale ballottaggio il 24-26 aprile. Giovedì 11 gennaio è arrivato l’annuncio della candidatura dell’ex-capo di Stato maggiore Sami Anan. A darne notizia è stato Sami Balah, segretario generale del partito di Anan, Mirs El-Oroba (Partito Arabo d’Egitto). Nei prossimi giorni si terrà una conferenza stampa per ufficializzarne la candidatura.

Settant’anni, Sami Anan è stato capo delle forze armate egiziane dal 2005 fino al 2012, anno successivo alla caduta del presidente Hosni Mubarak. Anan è stato destituito dal suo incarico insieme ad altri alti ufficiali dell’esercito dal successore di Mubarak, il leader dei Fratelli Musulmani Mohammed Morsi. Con quella mossa Morsi sperava di allentare la morsa dei militari sul suo governo. Come noto, il suo tentativo è però fallito. Di lì a poco più di un anno il presidente sarebbe stato spodestato da un altro militare, l’attuale capo di Stato Abdel Fattah Al Sisi.

La notizia della candidatura di Anan è arrivata pochi giorni dopo il ritiro dalla corsa alle presidenziali dell’ex primo ministro ed ex comandante dell’Aviazione egiziana Ahmed Shafik. Sconfitto da Morsi al ballottaggio delle elezioni del 2012, Shafik avrebbe fatto un passo indietro per evitare di finire risucchiato in uno scandalo sessuale e di corruzione montato ad arte dall’entourage di Al Sisi per impedirgli di sfidare il presidente in carica.

Resta da capire adesso se Sami Anan deciderà di andare fino in fondo, o se opterà per fare un passo indietro come aveva già fatto nel 2014 nelle elezioni poi vinte con un plebiscito da Al Sisi.

Chi ha promesso di non ritirarsi è invece l’avvocato per i diritti umani Khaled Ali. Quarantacinque anni, arrivato settimo alle elezioni del 2012, Ali ha dichiarato che non intende mollare nonostante la «concorrenza sleale» dei suoi avversari. Nel settembre scorso è stato condannato a tre mesi di carcere per «offesa alla decenza»: è stato ritratto in una foto mentre celebrava la sentenza con cui un tribunale aveva annullato la decisione del governo di cedere due isole del Mar Rosso Tinar e Sanafir all’Arabia Saudita. La prossima udienza del suo processo è prevista per il 7 marzo. Se verrà condannato non potrà partecipare alle elezioni.

Al netto della credibilità della candidatura di Sami Anan, una rielezione di Al Sisi ad oggi appare piuttosto scontata. Il presidente non ha ancora comunicato formalmente l’intenzione di ricandidarsi, ma gode già del pieno appoggio dei parlamentari uscenti: oltre tre quarti di essi (514 su 567) ha dichiarato che lo sosterrà alle prossime elezioni.

È innegabile che la popolarità di Al Sisi sia calata nettamente in questi anni di governo rispetto ai mesi trionfali che tra il luglio del 2013 e la primavera del 2014 lo videro prima generale golpista e, successivamente, presidente eletto dalla stragrande maggioranza del popolo egiziano. Da allora le promesse di dare sicurezza al Paese e di rilanciare l’economia non sono state mantenute. Il governo Al Sisi, semmai, è stato segnato dalla feroce repressione di ogni forma di dissenso, a cominciare da quello dei Fratelli Musulmani; dagli attentati attraverso cui ISIS ha rimarcato la propria presenza nella penisola del Sinai e soffocato l’unica grande ricchezza del Paese, vale a dire il turismo; da una serie di scandali e vicende poco chiare che hanno offuscato l’immagine del presidente sia in patria che all’estero, su tutti il caso Regeni e la discussa cessione delle isole del Mar Rosso all’Arabia Saudita. È vero, al contempo, che Al Sisi resta un alleato valido per l’Occidente sulla sponda sud del Mediterraneo sia sul fronte della lotta al terrorismo jihadista che sul piano economico. Ne sono convinti il governo italiano ed ENI, che nell’estate del 2015 in acque egiziane ha scoperto Zohr, il più grande   giacimento di gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo.

Come da sempre avviene in Egitto, tutto dipenderà da militari. Se Al Sisi ha assunto troppo potere nelle sue mani, allora Sami Anan verrà utilizzato per rimpiazzarlo. Se invece darà garanzie precise alle varie anime delle forze armate, così come ai servizi di intelligence, potrà affrontare con serenità l’elezione per un secondo mandato.

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