L’attentato di Liegi e il problema della radicalizzazione nelle carceri

L’attentato di Liegi e il problema della radicalizzazione nelle carceri

Erano passate appena 24 ore dalla scarcerazione di Benjamin Herman, il pregiudicato 33enne belga che nella mattina di ieri, 29 maggio, nel centro di Liegi ha ucciso a un normale controllo due poliziotte e uno sfortunato passante prima di essere neutralizzato da agenti dell’antiterrorismo.

Benjamin Herman era appena uscito di prigione dove aveva scontato l’ennesima condanna per reati comuni. Si trattava dunque di un “pesce piccolo”. Di lui, a parte il passato fatto di marginalità, reati minori e violenza, non si sapeva nulla di eclatante, motivo per cui non era mai finito nei radar dell’antiterrorismo.

Ora, dopo i fatti di ieri, piu’ passano le ore e più aumentano i ricordi sul suo conto. Più testimoni hanno confermato che al momento di sparare Hermani abbia urlato “Allah u Akbar”. L’uomo si sarebbe convertito e radicalizzato in cella. Se questa ricostruzione verrà confermata, la sua sarà una storia abbastanza comune visto che in diversi Paesi europei – oltre il Belgio anche Francia, Germania, Austria, Italia, Spagna e Inghilterra – le carceri sfornano estremisti islamici in serie viste le mille problematiche che si incontrano nel controllare quanto accade nei penitenziari. È infatti difficilissimo, se non quasi impossibile, intercettare i testi estremisti, stampati quasi sempre in Arabia Saudita, che vengono introdotti nelle carceri venendo fatti passare per testi religiosi.

Al contempo, si fa sempre più complesso il compito di chi deve verificare la formazione degli imam che dovrebbero portare conforto ai detenuti musulmani. Senza dimenticare l’annoso problema del sovraffollamento che di certo non aiuta a isolare i soggetti radicalizzati. È una criticità avvertita soprattutto in Francia, ma anche in Inghilterra e in Italia.

Inutile farsi illusioni, la preoccupante situazione delle carceri europee continuerà a forgiare nuovi jihadisti e legioni di lupi solitari. E intanto cresce l’allarme in Francia. Il procuratore dell’antiterrorismo francese François Molins ha recentemente comunicato che tra la fine di quest’anno e il 2019 dovrebbero essere rilasciati dalle carceri circa 40 estremisti islamici. Soggetti a rischio che presto verranno liberate per via di pene che erano state comminate prima degli attentati degli ultimi anni, in base a vecchie leggi che prevedevano condanne morbide (in media 2-3 anni di reclusione) per partecipazione o attività di supporto a gruppi estremisti. È quasi certo, purtroppo, che presto si sentirà parlare di qualcuno di loro.

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