La nuova lotta al terrorismo di Mohammed Bin Salman

La nuova lotta al terrorismo di Mohammed Bin Salman

L’erede al trono saudita Mohammed bin Salman, negli scorsi giorni ha annunciato l’entrata in vigore di una nuova serie di misure studiate per il contrasto al terrorismo ed in partcolare alle sue reti di finanziamento. Leggendo il dispositivo di legge (26 articoli che si aggiungono ai precedenti 96 ) vengono spazzate via tutte le perplessità sorte quando il giovane Principe ancora sotto pressione per il caso Khassogi, aveva annunciato di aver recepito gli espliciti messaggi di Washington, e che avrebbe iniziato e per davvero la lotta al terrorismo. Nelle scorse settimane dopo aver verificato che per il potente alleato americano il tempo era praticamente scaduto Re Salman bin Abdulaziz Al Saud, ha messo intorno al tavolo l’erede al trono che guida il Consiglio degli Affari economici e di sviluppo, il procuratore generale e i tecnici di altri ministeri chiave in modo da eleborare una legge “vera”. E cosi’ è stato tanto che il governo ha proceduto ad approvarla già lo scorso 8 gennaio. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regno (detta anche dei “villaggi”) oggi l’Arabia Saudita, dichiara la sua guerra al terrorismo islamico che per decenni ha potuto contare sugli immensi finanziamenti provenienti dalla casa reale di Riad e su quelli erogati da cittadini comuni che non sono mai venuti meno. Attenzione a non festeggiare perché nella legge si parla di lotta al finanziamento al terrorismo ma non c’è nessuna rinuncia rispetto al finanziamento dell’islam wahabita ad esempio in Europa e nei Balcani, ed è inutile ricordare a quale islam ultraortosso si ispirano gli islamisti salafiti che passano all’azione violenta. Per tornare alla nuova legge antiterrorismo le norme attuative comprendono le seguenti misure: Misure finanziarie: Supervisione di 12 attività finanziarie che servono ad impedire a qualsiasi sospettato di utilizzare una qualsiasi attività per finanziare operazioni terroristiche.

1. Accettazione di depositi e altri fondi pagabili, compresi i servizi speciali nelle banche. 

2. Prestito, leasing finanziario o qualsiasi altra attività di finanziamento. 

3. Contanti o servizi di cambio valuta. 

4. Emissione e gestione degli strumenti di pagamento, tra cui: carte di credito, carte sconto, assegni, assegni turistici, ordini di pagamento, bonifici bancari e valuta elettronica. 

Emissione di lettere di garanzia o altre garanzie. 

6. Scambio di valute estere. 

7- Partecipare all’emissione di titoli e fornire servizi finanziari. 

8. Gestione dei portafogli di investimento.

9. Conservazione e gestione di denaro o titoli per conto di qualsiasi altra persona. 

10. Conclusione di contratti di protezione, di risparmio o di altri tipi di assicurazione relativi agli investimenti come assicurazione, intermediario o agente del contratto di assicurazione o qualsiasi prodotto assicurativo di una compagnia di assicurazioni. 

11. Investire, gestire o gestire i fondi per conto di un’altra persona. 

12. Relativo ai titoli, contenuto nella Legge e nei Regolamenti del mercato dei capitali, o le seguenti attività di negoziazione: a) 

Certificati di deposito, derivati ​​e altri strumenti. 

B) Valute. 

C) Strumenti di cambio, tassi di interesse e indicatori finanziari. 

(D) Titoli e derivati ​​negoziabili. Contratti futures sulle materie prime.

Supervisione dell’intermediazione immobiliare

Per esercitare ulteriormente il controllo sulle reti di finanziamento del terrorismo, un certo numero di imprese è stato posto sotto sorveglianza in modo da accertarne le attività e gli obiettivi, in modo da impedire che vengano utilizzate in transazioni sospette. Quindi l’intermediazione immobiliare, il commercio di oro, il commercio di pietre preziose, la compravendita di metalli preziosi e dove il valore della transazione è superiore ai 50 mila riyal sauditi (11.604 Euro). La supervisione del governo interviene anche se la transazione avviene tra privati cittadini che devono comunque affidarsi ad avvocati, notai o professionisti che sono a loro volta, oggetto di controlli incrociati. Gli inteventi legislativi in Arabia Saudita in materia di antiterrorismo recepiscono le raccomandazioni delle Nazioni Unite e del “Gruppo di azione finanziaria internazionale “ (GAFI) per combattere il finanziamento al terrorismo.

Le pene per chi finanzia il terrorismo

Come da tradizione le pene detentive in Arabia Saudita sono molto severe e comprendono la pena di morte. L’articolo 35 recita “E’ punito con la reclusione per un periodo non superiore a 25 anni e non inferiore a 8 anni, chi incita ad unirsi a qualsiasi entità terroristica, o partecipa alle sue attività,recluta, o contribuisce al finanziamento di organizzazioni terroristiche. L’articolo 41 prevede che “è punito con la reclusione per un periodo non superiore a 30 anni e non inferiore a 10 anni, chiunque utilizzi qualsiasi mezzo di trasporto pubblico per minacciare o commettere un crimine terroristico, o un crimine di finanziamento del terrorismo.” L’articolo 43 stabilisce che “Chiunque stabilisca o utilizzi un sito Web, un programma su un computer o qualsiasi dispositivo elettronico o uno qualsiasi dei dispositivi elettronici, per facilitare il contatto con un leader o membri di qualsiasi entità terroristica, promuovere le sue idee, finanziarlo o diffondere come fabbricare dispositivi incendiari, esplosivi o qualsiasi strumento utilizzato per un reato terroristico verrà punito con la reclusione per un periodo non superiore a 20 anni e non inferiore a 5 anni. Inoltre “Chiunque sia stato prelevato dal territorio del Regno per raggiungere un luogo di pianificazione o riunione con gruppi terrorostici deve essere punito con la reclusione per un periodo non superiore a 10 anni e non inferiore a 5 anni per la commissione di un reato terroristico o un crimine di finanziamento del terrorismo al di fuori del Regno”. La pena di morte viene applicata con l’artcolo 50 se una o più persone vengono uccise a causa delle attività terroristiche eseguite, pianificate o eseguite nel Regno.

Protezione testimoni

Nell’articolato di legge voluto dal Principe Mohammed Bin Salman, ci sono anche le misure a tutela di eventuali testimoni, fonti investigative, avvocati difensori, pubblici ministeri e tutti coloro che a seguito delle loro testimonianze o del loro lavoro fossero oggetto ( anche le loro famiglie) di minacce. Le misure adottate per garantire la protezione di testimoni, fonti, giudici, pubblici ministeri, investigatori, avvocati difensori e altri in caso di gravi motivi che potrebbero mettere in pericolo la loro vita o la loro sicurezza, I loro interessi di base o un membro della loro famiglia sono in pericolo o danno. Per queste persone “protezione personale, fornitura di residenza temporanea, non divulgazione di informazioni di identità, assegnazione di un numero di telefono per segnalazione a rischio o danno, subordinazione dei mezzi di comunicazione alla censura dopo il consenso scritto della persona protetta, Dopo il consenso scritto della persona protetta, occultare i dati dei testimoni o della fonte in modo tale da precluderne il riconoscimento”.

Sviluppo e Prevenzione

L’Arabia Saudita ha annunciato all’inizio di questo mese il completamento dei lavori di riqualificazione del quartiere di Al-Masoura nell’est del Regno, trasformato da zona ad alta presenza islamisti pericolosi, in un centro di sviluppo commericale e servizi. Prima era stata bonificata l’area con un’operazione di sicurezza preventiva che ha sventato un complotto criminale durante la quale sono stati uccisi 6 terroristi. In tutto il Regno stanno partendo incontri e seminari per cercare di rendere immune la società saudita dalle “sirene” dei gruppi radicali. In particolare si vuole evitare che i giovani ascoltino le lusinghe del “gruppo terroristico degli Ikhwan” cosi’ vengono chiamati i Fratelli Musulmani. L’obbiettivo è immunizzare la società dalle idee dei gruppi terroristici vietati per diffondere moderazione respingere l’estremismo.

Abbiamo chiesto un parere a Cinzia Bianco, analista esperta di Paesi del Golfo Persico, collaboratrice del Middle East Institute, il Middle East Policy Council, la rivista Limes ed è consulente presso la società americana Gulf State Analytics.

Che tipo di rapporti ci sono oggi tra gli islamisti e il governo saudita?

Con l’arrivo sulla scena di Mohammed Bin Salman la Fratellanza musulmana non ha alcun spazio e lo stesso vale per le altre sigle che si rifanno all’islam ultraortodosso. Il Principe Mohammed Bin Salman con loro ha usato e usa, il pugno di ferro facendo arrestare chiunque segua la loro linea. l’Arabia Saudita e i fedeli alleati degli Emirati Arbi Uniti ritengono che la Fratellanza Musulmana sia l’anticamera del jihadismo. In tal senso sono stati arrestate molte personalità vicine alla Fratellanza, diversi predicatori e vari esponenti sono finiti in carcere. Mohammed Bin Salman crede moltissimo in Vision 2030 (https://vision2030.gov.sa/en) e il governo sta promuovendo concerti, eventi e tutto quanto vada verso la la modernità e lo sviluppo economico.

Funzionerà secondo Lei ?

Non abbiamo nessuna certezza che nel lungo periodo tutto vada nella direzione auspicata.Non sappiamo se i concerti (qualche giorno fa in Arabia Saudita si è esibita la star amercana Mariah Carey), e la modernizzazione della società non diventino indigesti a quella larga parte dei giovani sauditi che ancora oggi vedeno come “un’eresia” il piano di modernizzazione del paese. Se cosi’ fosse ci ritroveremmo con una nuova recrudescenza del jihadismo saudita.

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